lunedì, aprile 17, 2006

Cercare l'anima


Oggi è Pasquetta, festa, non si lavora e i più fortunati fanno all'amore o si va fuori porta a raccogliere sparagina.
Io me ne sto in casa, tra una tazza d'orzo e una marlboro light 100's croata d'importazione.
Devo ammazare il tempo e lo faccio con Rino Gaetano in sottofondo.
"Cercare l'anima": si è sempre in cerca di felicità, ma dov'è non si sa, probabilmente dentro di noi, in come affrontiamo gli ostacoli che la vita ad ognuno di noi propone.
Perchè nessuno bello o brutto, ricco o povero, si sottrae alla "ricerca".
So che importante è avere qualcuno al proprio fianco che ti aiuti: familiari, amici o amore che sia.
Da eremita dell'anima è una storia più lunga e non è detto che ci si arrivi, probabilmente ci si ritrova incompleti. Con sostenitori intorno a te è più bello scendere in campo, ci si sente ben voluti e puoi giocare al tuo meglio contro le avversità della vita.
Pechè tali avversità sono dietro ad ogni angolo, nelle profondità della tua coscienza, nel passato e nel futuro incerto che tutti noi abbiamo.
Niente è sicuro nel pronostico, dobbiamo essere forti nel presente, essere sempre pronti alle avversità improvvise ed impreviste.
Tenere duro perchè fuori è una guerra, e ogni giorno una battaglia.
Come nel Risiko poniti un obbiettivo e se c'è da attaccare non porti dei problemi, dopo il conflitto si rimane amici, uniti nell'unico traguardo del gioco: la vittoria.

martedì, aprile 11, 2006

ABBIAMO VINTO!


ABBIAMO VINTO, Dio Boiler!!!!!!!!!!!!

domenica, aprile 09, 2006

Rientro a scuola.

Ecco un'ottima occasione per rimettere piede in una di quelle scuole, tipo quella dove io ho fatto le medie.
Elezioni politiche 2006.
Le strutture che costruiscono per forgiare le giovani menti sembrano dei rebus solo a vederle.
Non si capisce una mazza: dov'è l'entrata, dov'è è conseguentemente l'uscita e come facciano i giovincelli a non farsi venire una crisi di nervi...

Voto..
E' da 2 mesi che penso al voto.. un'occasione se non altro per sfogare un pò di ira repressa...

Passeggio fino alla costruzione tipo "BALLE SPAZIALI" e ci sono prati pieni di margherite.. una pubblicità occulta inammissibile!!!

Tant'è.... io la mia parte l'ho fatta, ma nel dubbio stasera preparo la valigia e la lettera di dimissioni che se domani va male, riprende il grande esodo!

sabato, aprile 08, 2006

Mi raccomando


Mi raccomando cinni, ragaZi, Signori, Nonni, cinne, ragaZe, Signore, Nonne, domani e lunedì si decide il nostro incerto futuro.
Lo so che può far male mangiare troppi insaccati, ma anche questa volta "turatevi il naso" e votate Mortadella, capito?
Mortadella!!!!!! Mortadella !!!!!!!!!!!!

Il Nano malefico deve morire seppellito dalle nostre schede ed espatriare a Montecarlo o raggiungere le sue holdings ai Caraibi.
Non ne possiamo più delle sue cazzate e della sua Azienda Italia, noi non siamo e non saremo mai suoi sudditi e questo regime deve essere spazzato via con decisione da questo Popolo sovrano di Coglioni quali siamo.

Non è che le cose cambieranno da così a così, ma saremo almeno guidati da persone un poco più serie e non da massoni piduisti retti da fascisti, razzisti e cattolici integralisti capaci di "corrompere pure la mafia".

Napoleone, Nano di Sterco, ci hai rotto talmente i coglioni che non riusciamo più a ridere di te,
ci provochi solo orticarie ed herpes da stress. Prenditi i tuoi Vespa e Fede e andateneve il più lontano possibile. Ah, e non dimenticatevi Previti, altrimenti ci pensiamo noi, a lui.

Lunedì sera partiranno rastrellamenti in tutte le città del Belpaese, verranno ripristinate le forche in piazza e ivi si terranno processi pubblici e tutti i tuoi sostenitori e seguaci saranno giustiziati senza pietà.

Naturalmente saremo pietosi con i pentiti a cui il boia taglierà solamente la mano con cui ha sbagliato a votare.

Saluti sinceri, Cinno The Punisher

giovedì, aprile 06, 2006

Se manca l'ICI a Bulagna



di Cristiano Zecchi

I Comuni tremano. La proposta del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di togliere l’Ici sulla prima casa ha creato il panico nelle amministrazioni locali. Un’imposta, quella dell’Ici, utilizzata dai Comuni per finanziare i servizi sociali, soprattutto quelli legati all’infanzia e agli anziani. Ne parliamo con Paola Bottoni, assessore al bilancio del Comune di Bologna.
Assessore, come vede la proposta di Berlusconi di eliminare l’Ici sulla prima casa?«L’Ici sulla prima casa vale, per il bilancio del Comune di Bologna, 43 milioni di euro. Il punto è che ci si aspettava dal presidente del Consiglio - che avanza unilateralmente la proposta di togliere ai Comuni una così consistente voce nelle entrate - di sapere dove avremmo reperito i finanziamenti che verrebbero a mancare. Così, non la considero una proposta, ma un danno enorme».
Cosa vuol dire in termini di servizi?«Per citare alcuni dati, togliere 43 milioni di euro per il bilancio di Bologna significherebbe eliminare il servizio di scuola materna (17 milioni di euro), le Aldini (19 milioni di euro) e ne rimangono altri da togliere agli asili nido. Insomma, dDovremmo chiudere molti servizi utili alla città».
Da tempo lamentate che il Governo Berlusconi ha impoverito gli enti locali...«Gli ultimi cinque anni sono passati invano per le autonomie locali. Si sarebbe potuto dare corso all’articolo 119 della Costituzione, facendo un passo avanti nel federalismo fiscale».
Ma i soldi che potrebbero sparire abolendo l’Ici sulla prima casa, dove potrebbero venire recuperati?«Si potrebbe dare il via libera alla compartecipazione del gettito Irpef o sull’Iva. Ma fino ad oggi non si è fatto nulla e se la Finanziaria 2006 sta in piedi è perché si è puntato sul sacrificio e la riduzione del bilancio del sistema delle autonomie locali».
Ma sull’Ici l’amministrazione come la pensa?«Se si vuole discutere di modifiche da fare sull’imposta si potrebbe agire su più fronti. Innanzitutto l’aliquota dell’Ici sulla prima casa è uguale per tutti, ma il non allineamento del valore catastale con il valore dell’immobile crea già un’ingiustizia sociale. Poi si potrebbe utilizzare una forma di progressività che tenga conto della capacità di gettito delle famiglie».
Ma non si può eliminare l’Ici?«Si può superare l’Ici, certo, ma bisogna dire con cosa sostituirla. Altrimenti se calano le entrate comunali diminuiscono i servizi al cittadino».
Insomma, quella di Berlusconi è stata una sparata elettorale.«Capisco che il Governo non abbia chiara la correlazione dell’uso dell’Ici per un Comune, o l’abbia sottovalutata. Noi, come governo locale, chiediamo un impegno forte per uno sviluppo del welfare e della coesione sociale. Si tratta di un obiettivo fondamentale per il Paese. Del resto, se vogliamo la ripresa dell’economia e superare la crescita zero dell’Italia, dobbiamo puntare sullo sviluppo delle città. E sviluppo sociale ed economia della città non sono due cose distinte, ma uguali».
L’appello di Romano Prodi all’unità va anche in questa direzione.«Sì. Bisogna che ci sia unità d’intenti. Invece, viene lanciata una proposta, quella di togliere l’Ici, senza capire che così si vanno a colpire le fasce deboli. Dalla visione di governo ci si aspetterebbe ragionevolezza».

Da il DOMANI di Bologna

I coglions a Bologna



La rivolta dei "coglioni"
di Luca Molinari

Il popolo del web si è affidato ai blog. Gli universitari che ieri mattina protestavano in Piazza Puntoni contro il “caro Ateneo” ne hanno fatto un motivo di orgoglio: “Io sono un coglione”, si legge su un post it attaccato a mo’ di spilletta al bavero della camicia.
Ma il clou lo raggiunge un’anziana signora, distinta e decisamente dai modi piccoli borghesi che, al Mercato delle Erbe di via Ugo Bassi, non esita a fare un calcolo un po’ audace: «Vincerà il centrosinistra perché i coglioni sono il doppio delle teste di... ». Quando si dice essere espliciti.Se l’obiettivo era quello di umiliare l’avversario, l’ultima sparata del Cavalier Berlusconi si è rivelata una pallottola spuntata.
Mercatini, bar universitari e fermate del bus: la sparata del premier sugli elettori del centrosinistra “coglioni” è l’argomento del giorno.
E di pareri favorevoli allo spumeggiante cavaliere elettorale se ne ascoltano davvero pochi.«Ve li immaginate Moro o Andreotti a dar dei coglioni agli elettori di Berlinguer?», si interroga Sergio Dell’Acqua, 64 anni «da anticomunista».
L’interrogativo è una domanda retorica. Impossibile anche lontamente che il bizantino statista barese o l’arguto presidente del Consiglio ciociaro potessero definire “stupidi” gli elettori degli altri partiti. «Noi ci scherziamo, ma si tratta di una questione di rispetto. Certo che - spiega Carla, 43 anni, impiegata alle prese con il bus 14 troppo affollato - è difficile aspettarsi qualcosa di meglio da uno che parla dell’Italia come di un’azienda e non come di un Paese».
I più duri sono gli universitari. «Il premier è passato dal fare come Vanna Marchi che promette l’impossibile in tv alle battute da bar. D’altronde non è la prima volta, in dieci anni ha fatto dell’offesa il suo strumento di governo», spiega Giorgia Cantelli.Così, tra uno show e un faccia a faccia da Vespa, il vero re di questi ultimi giorni della campagna elettorale, è diventato il coglione.
«È un boomerang per la destra», sorride divertito Walter Vitali, candidato dei Ds al Senato. «Ne abbiamo sentito delle belle...», fa eco Katia Zanotti, “collega” in corsa per la Camera.
In pochi, infatti, hanno difeso la scelta truculenta del premier. «È cinque anni che la sinistra lo insulta, se lui sbaglia una volta non mettetelo in croce», è la richiesta di Sandra Macerati, commessa ad un banchetto del Mercato di mezzo.«No, il capo del governo non deve perdere le staffe: offenda i suoi avversari politici, ma non i suoi concittadini», ribatte secco Dell’Acqua.

mercoledì, aprile 05, 2006

No woman no cry


Non puoi spegnere il sole se ci spari addosso
Io, come lui, sono uno dei tanti "coglioni" che si aggirano per le città e si nascondono in provincia.
Pronti ad uscire fuori.
Fuori dai luoghi comuni e dalle leggi che ci opprimono.
Contro.
Contro tutti i razzisti e i pregiudizi di un popolo di coglioni.
Ma ecco chi sono i coglioni :
quelli che va bene così,
quelli che credono,
quelli che impastano,
quelli che si fanno corrompere,
quelli che hanno paura,
quelli che accettano,
quelli che vendono,
quelli indifferrenti,
quelli che alzano le spalle,
quelli che le sparano,
quelli che sparano.
Carlo vive dentro ognuno di noi

martedì, aprile 04, 2006

Attenzione ai brogli



Aprile. Elezioni private




di Gianni Barbacetto e Barbara Ciolli

In quattro regioni delicate si sperimenta il voto elettronico. Sarà gestito da Telecom, Eds e Accenture, l’indiziata numero uno per lo scandalo delle elezioni in Florida. Partner di Accenture è Gianmario Pisanu, il figlio del ministro dell’Interno. E un esercito di interinali avrà in mano la chiave dei risultati. «I brogli rientrano nella professionalità e nella storia della sinistra. Qualcuno di loro si vantò, nel 1996, di aver sottratto a Forza Italia un milione e 705 mila voti...». Così Silvio Berlusconi ha iniziato l’intervista a Lucia Annunziata del 12 marzo, quella poi finita con la fuga dallo studio televisivo. I brogli elettorali sono la sua ossessione.
Li teme, li evoca, li denuncia da quando si è buttato in politica. Da quando ha cominciato a perdere, poi, l’ossessione è diventata incontenibile. «Loro», quelli della sinistra, «hanno un esercito di professionisti, a danno dei nostri dilettanti, che vengono puntualmente fatti fessi», aveva gridato nel giugno 2004 dal palco di una manifestazione elettorale per le regionali nella rossa Sesto San Giovanni.
Ora, per arginare i «professionisti» della sinistra, Berlusconi lancia alla carica i suoi «dilettanti»: si chiamano «Legionari azzurri», si definiscono «difensori del voto» e sono coordinati nientemeno che da Cesare Previti. «Sì, noi pensiamo di mandare persone per bene che cerchino di far sì che la sinistra non possa cancellare la volontà degli elettori», ha spiegato Berlusconi ad Annunziata. I «Legionari» sono una schiera di attivisti di Forza Italia che in tutto il Paese si stanno apprestando a presidiare i seggi, come rappresentanti di lista, per vigilare sulle operazioni elettorali. Arriveranno al 9 aprile istruiti politicamente e preparati tecnicamente, per evitare che «i rossi continuino con i brogli». È già pronto un libretto di otto pagine, tascabile per poterlo portare sempre con sé, intitolato proprio I difensori del voto: sarà il manuale per i 121 mila militanti di Forza Italia chiamati a controllare i seggi. Sveglia all’alba già il sabato 8 aprile, arrivo nelle sezioni elettorali prima di tutti, contare e ricontare le schede, non perdere di vista le urne, uscire per ultimi, la sera, e non abbandonare mai, ma proprio mai, il proprio posto: questi i consigli «per non farsi fregare». E in molte regioni sono già partiti i corsi di formazione per i «Legionari». «In Lazio, per esempio», spiega a Diario la coordinatrice regionale di Forza Italia Beatrice Lorenzin, «abbiamo già iniziato la preparazione dei 5.136 rappresentanti di lista che difenderanno il voto in questa regione».

I Legionari di Previti. Ma Forza Italia non ha pensato solo ai rappresentanti di lista, da sempre arruolati dai diversi partiti tra i loro militanti. Nelle pieghe della nuova legge elettorale c’è infatti anche una novità, passata finora inosservata, che riguarda gli scrutatori e i presidenti di seggio, cioè coloro che, regolarmente remunerati, devono gestire i seggi, sovrintendere alle operazioni di voto e infine scrutinare le schede: non saranno più estratti a sorte, ma saranno scelti e nominati dalle commissioni elettorali dei Comuni, che dovranno attingere da elenchi di volontari chiusi il 30 novembre 2005. A quella data la nuova legge elettorale era stata approvata soltanto dalla Camera e doveva ancora essere votata al Senato, dove sarebbe passata il 21 dicembre; ma Forza Italia si era già portata avanti e aveva mandato i suoi militanti a iscriversi in massa nelle liste dei Comuni.
Così ad aprile una valanga di «Legionari azzurri» s’installerà nei seggi non solo con il ruolo, volontario e di controllo, di rappresentanti di lista, ma con quello, operativo, ufficiale e remunerato, di scrutatori. La coordinatrice emiliano-romagnola Isabella Bertolini, per esempio, già il 18 novembre aveva diffuso un appello ai militanti: «Chiedete ai soci, ai simpatizzanti, agli amici e ai conoscenti di Forza Italia di presentare la domanda di iscrizione all’albo degli scrutatori del loro Comune di residenza... Non lasciamo che anche questa volta i seggi elettorali restino in mano alle sinistre... Con le modifiche introdotte dalla nuova legge elettorale ora possiamo davvero cambiare le cose».
Il campo avverso non è stato invece così pronto ad annusare il cambiamento legislativo prima che diventasse realtà. «Ma non siamo preoccupati», spiega Nora Radice, responsabile organizzativa provinciale dei Ds milanesi. «Secondo le nostre informazioni, non ci sono state corse all’iscrizione negli albi. E i nostri rappresentanti di lista vigileranno in ogni seggio». La dirigente svela un altro retroscena della spericolata legge approvata dal centrodestra. «La commissione elettorale del Comune di Milano ha estratto a sorte gli scrutatori, come prevedeva la vecchia normativa, e poi li ha nominati in blocco, come stabilisce la nuova». Ve l’immaginate la povera commissione, se avesse dovuto votare uno a uno, nome per nome, gli scrutatori di un migliaio di seggi? E ve li immaginate cinque giudici in tutto chiamati a dirimere le controversie che possono sorgere in un parco di circa 5 milioni di schede lombarde? È un’altra novità della legge, che per il Senato ha soppresso gli uffici circoscrizionali presenti in ogni capoluogo di provincia e ha accollato l’ultima fase di controllo del voto a un ufficio regionale unico. Non per niente il presidente della commissione elettorale lombarda, Domenico Urbano, ha reclamato altri 60 giudici da aggiungere ai suoi quattro commissari.
«Berlusconi continua a parlare di brogli. Chi parla troppo di una cosa, la pensa e la evoca», commenta Beatrice Magnolfi, parlamentare dei Ds. Che possa scattare un meccanismo simile a quello che in psicoanalisi si chiama proiezione, quando si attribuisce agli altri un proprio desiderio? Proprio Magnolfi, che in passato è stata assessore all’Innovazione a Prato, in questa legislatura ha scelto di essere, come si definisce, «il cane da guardia del ministro dell’Innovazione Lucio Stanca» e il 10 febbraio, per chiudere in bellezza, gli ha presentato un’interrogazione sullo scrutinio elettronico che sarà sperimentato al prossimo appuntamento elettorale. Sì, perché il 9 e 10 aprile non proveremo soltanto una nuova legge bislaccamente proporzionale, definita «una porcata» da uno dei suoi inventori, con incerti premi di maggioranza, con candidati tutti imposti dai vertici dei partiti e con una scheda grande come un manifesto. Ci sarà anche un’altra grossa novità: nelle 12.680 sezioni di quattro regioni, oltre 11 milioni di persone (più di un quinto degli elettori italiani) saranno chiamati a votare con la tradizionale matita sulla tradizionale (benché ben più ampia) scheda, ma poi i loro voti saranno scrutinati al computer: grande modernizzazione, inevitabile aggiornamento tecnologico, prezioso risparmio di tempo. Ma anche complessa storia di rischi e commistioni che vale la pena di raccontare.

Votare Stanca. Tutto comincia il 3 gennaio 2006, quando il governo vara il primo decreto legge dell’anno, con il numero 1. Come capita spesso al gabinetto Berlusconi, nel provvedimento c’è dentro un po’ di tutto: disposizioni urgenti per il voto da casa di elettori che non possono spostarsi; ammissione ai seggi di osservatori dell’Osce (l’organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa); ma soprattutto disposizioni per lo scrutinio elettronico. Sperimentazioni erano già state compiute alle europee del 2004 e alle regionali del 2005, questa volta però è una bella fetta di elettori a essere interessata alla sperimentazione: il 20 per cento delle sezioni. E per la prima volta allo scrutinio informatizzato è stato assegnato valore giuridico. Le schede di carta resteranno in archivio, ma saranno estratte dagli scatoloni soltanto in caso di contestazioni.
Le regioni coinvolte sono state scelte, secondo il ministro Stanca, «con il criterio del bilanciamento territoriale»: una al Nord, la Liguria; una al Centro, il Lazio; una al Sud, la Puglia; un’isola, la Sardegna. Guarda caso, però, sono tutte regioni in cui gli esiti elettorali sono incerti e che peseranno in maniera determinante per l’assegnazione dei premi di maggioranza (regionali, appunto) per il Senato.
In ognuna delle 12.680 sezioni coinvolte ci sarà un computer, due schermi video e un operatore informatico. Mentre gli scrutatori procederanno allo scrutinio tradizionale, contando i voti e impilando le schede, l’operatore digiterà i voti sulla tastiera e li controllerà su uno degli schermi, mentre il secondo sarà a disposizione degli scrutatori. Finita la conta, i dati di ogni sezione saranno inseriti in una «chiavetta» Usb. Le diverse «chiavette» Usb di tutte le sezioni presenti in un unico plesso (edificio) saranno portate a mano e inserite nel computer di plesso. Da qui una linea dedicata trasmetterà i dati direttamente e rapidissimamente al Viminale.
Bello? Sì. Ma anche sicuro? Al riparo da brogli informatici? Chi ricorda le feroci polemiche seguite al voto del 2000 per le presidenziali americane in Florida non può non porsi almeno il problema. Ma al ministero dell’Innovazione il portavoce di Stanca, Dario de Marchi, risponde che non c’è alcun rischio: «Le memorie Usb assegnate alle sezioni saranno inizializzate, dunque non potranno essere sostituite con altre. E la trasmissione dati a Roma sarà effettuata con una rete dedicata, assolutamente sicura». I tecnici del ministero possono intrattenere a lungo gli interlocutori su chiavi di sicurezza, codici identificativi, doppie password, trasmissioni Dmz...
Dopo le prime sperimentazioni di questo sistema, alle europee del 2004, il ministero ha costituito una commissione sul voto elettronico. Con quali risultati? «Avevamo segnalato diversi punti critici», ricorda Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria Ds, che ne ha fatto parte. «Il punto fondamentale riguarda la formazione di presidenti e scrutatori dei seggi, ma soprattutto degli operatori tecnici: chi li sceglie? come? che formazione ricevono? Visto che si tratta di personale di aziende private, chi li controlla e chi garantisce per loro? E dato che i risultati delle regioni coinvolte nella sperimentazione saranno definitivi prima degli altri, chi garantirà una corretta comunicazione al pubblico? Non so se tutti questi punti critici siano stati presi in considerazione per il 9 e 10 aprile».
Lunedì 10 aprile, dopo le ore 15, 11 mila chiavette Usb con il voto dei cittadini italiani cominceranno a girare per l’Italia in tasca a soggetti privati. C’è da stare tranquilli? «Lo scrutinio eletronico è un vantaggio perché è veloce, ma per stare tranquilli ci vorrebbe il controllo finale di una commissione presso il ministero dell’Interno, composta anche da rappresentanti dei diversi schieramenti politici», conclude Migliavacca. «E vorrei che i dati arrivassero anche ai singoli Comuni, come già avviene per lo spoglio cartaceo».

Trattativa privata. Per niente tranquilla Beatrice Magnolfi, la deputata «cane da guardia del ministro dell’Innovazione»: «Il 10 febbraio 2006 ho presentato un’interrogazione a Stanca, ponendo una serie di domande. Come saranno garantite l’attendibilità e la correttezza delle procedure di rilevazione informatizzata dello scrutinio? Come possiamo essere davvero sicuri che le memorie Usb non possano essere manomesse? Perché non è prevista alcuna protezione per il trasporto di queste chiavette dalle sezioni al computer di plesso? Che tipo di linea sarà quella utilizzata per la trasmissione dei dati al Viminale?».
Ma non basta. C’è un altro ordine di problemi: come mai un’operazione che verrà a costare oltre 34 milioni di euro è stata affidata a trattativa privata? E chi sceglierà gli operatori informatici (saranno circa 18 mila) che faranno lo scrutinio informatico? E con quali criteri saranno scelti? Sono tre le aziende coinvolte nell’operazione: Telecom Italia, Eds e Accenture. Telecom gestisce la fetta maggiore del budget, fa da capocommessa e fornisce le linee per la trasmissione, ma anche tutto l’hardware. Eds, multinazionale Usa, ha sviluppato il software e coordina gli operatori. Accenture, la più grande azienda di consulenza al mondo, ha ottenuto un subappalto e in questo gioco fa il suo mestiere, cioè la consulenza. Le tre aziende sono state riconfermate nel gennaio di quest’anno, dopo aver svolto insieme le sperimentazioni precedenti, alle europee del 2004 e alle regionali del 2005. Ma i 18 mila operatori informatici saranno forniti da un’altra azienda, la Ajilon, che fa parte della multinazionale del lavoro interinale Adecco.
«L’appalto è stato assegnato a trattativa privata per ragioni d’urgenza, perché non c’erano i tempi per fare la gara», spiega Dario de Marchi. Il ministro Stanca lo ha ribadito nella sua risposta del 23 febbraio all’interrogazione di Beatrice Magnolfi: «Il decreto legge numero 1 del 2006 ha espressamente previsto che tale affidamento avvenga in deroga alle norme di contabilità generale dello Stato, stante il brevissimo lasso di tempo disponibile prima della consultazione elettorale; lo svolgimento delle procedure ordinarie sarebbe stato impossibile in tempi tanto ristretti».

Elezioni: imprevedibili? Così un appalto delicatissimo e di valore consistente, per l’avvenimento più prevedibile e programmabile che esista in democrazia, cioè le elezioni, è stato assegnato a trattativa privata al maggiore operatore telefonico italiano e a due multinazionali di origine statunitense. Eds è il colosso di gestione dati fondato da Ross Perot, il miliardario americano che in passato tentò di conquistare la Casa Bianca come candidato indipendente. Accenture è il nuovo nome assunto dalla Andersen Consulting, dopo essere stata coinvolta nello scandalo Enron. Fattura 14 miliardi di dollari con le commesse del governo americano di George W. Bush. Ha sede fiscale nelle isole Bermuda ed è notoriamente legata al Partito repubblicano, di cui è grande finanziatrice.
I democratici americani e numerose inchieste della stampa l’accusano di aver fornito un database per le liste elettorali delle ultime presidenziali in Florida da cui erano stati espunti, in base alla loro fedina penale, neri e ispanici (solitamente orientati verso i democratici). Lo scorso anno ha ricevuto dal governo una nuova commessa da 10 miliardi di dollari per un sistema di controllo per gli stranieri che entrano ed escono dagli Usa. Negli Stati Uniti Accenture è oggi subcontractor di una società che si chiama Election.com per il trattamento generale dei dati elettorali. Una parte di questa società è stata acquistata da uomini d’affari sauditi che vogliono rimanere anonimi.
In Italia Accenture entra di forza nelle commesse governative a partire dal 2001, quando l’ingegner Mario Pelosi, uno dei grandi manager mondiali di Accenture, diventa prima consigliere tecnico del ministro Stanca e poi capo dipartimento del ministero dell’Innovazione. Il progetto di scrutinio elettronico oggi è seguito da due manager Accenture, Carlo Loglio e Angelo Italiano, ma il nome più noto nell’azienda è un altro: Gianmario Pisanu, partner di Accenture e figlio del ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu. Già nel 2002, l’Accenture Italia del sardo Gianmario Pisanu era stata coinvolta nel megaprogetto (poi bloccato) di digitalizzazione della Sardegna: una torta da 48 milioni di euro da dividere con altri compagni di cordata. Ma nel Paese dei conflitti d’interesse, oggi nessuno sembra essersi scandalizzato per il fatto che l’appalto per lo scrutinio elettronico di un quinto degli elettori italiani sia stato concesso a trattativa privata all’azienda di cui è partner il figlio di un ministro: sarà l’azienda di Gianmario Pisanu a inviare i dati elettorali al Viminale, dove li accoglierà, paterno, Giuseppe Pisanu (candidato di Forza Italia in Puglia).
L’altro ministro coinvolto nella partita, Lucio Stanca, è ministro «tecnico» dell’Innovazione e della tecnologia: dovrebbe essere dunque una garanzia d’imparzialità. Peccato che sia candidato di Forza Italia in Calabria, Umbria e Piemonte. Più in generale, quello che sconcerta è che – in sordina, senza adeguata informazione e senza alcun dibattito nel Paese – sia stata di fatto privatizzata una parte dello Stato, un pezzo di ministero dell’Interno, e proprio nel cuore del gioco democratico: saltate le Prefetture e il Viminale, la correttezza delle elezioni è affidata in quattro regioni italiane ai computer, alle «chiavette» Usb, alla trasmissione dati e al personale tecnico di Telecom, Eds, Accenture, Adecco. Questo proprio nel momento in cui il Paese è scosso dallo scandalo degli spioni di Francesco Storace che tentavano di falsare il voto in Lazio. In cui Telecom compra pagine di quotidiani per spiegare che l’azienda non è coinvolta nelle intercettazioni abusive. E in quattro regioni considerate «in bilico», cruciali per la vittoria di uno dei due schieramenti in gara.


BOX
Pisanu Dinasty. Il ministro, i suoi figli. E un’indagine in Sardegna
Giuseppe Pisanu è un democristiano di lungo corso e per anni è stato deputato dc. Sardo di Sassari, è amico di Armando Corona, che poi diventerà Gran Maestro della massoneria, e di Flavio Carboni, faccendiere sardo dai mille affari, che gli presenta un giovane imprenditore lombardo di nome Silvio Berlusconi e un silenzioso banchiere di nome Roberto Calvi. Pisanu, mentre è sottosegretario al Tesoro, si interessa attivamente alla vicenda Ambrosiano. Nei mesi frenetici che precedono la scoperta della bancarotta dell’Ambrosiano, incontra Calvi per quattro volte, sempre accompagnato da Carboni. Poi, il 6 giugno 1982, risponde in Parlamento ad alcune interrogazioni sulla situazione della banca di Calvi, quando già circolano voci sul crac alle porte. Pisanu sostiene però che la situazione è normale e non accenna minimamente alla gravissima situazione debitoria del Banco Andino, controllato dall’Ambrosiano. Alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2, Angelo Rizzoli dichiara: «A proposito dell’Andino, Calvi disse a me e a Tassan Din che il discorso dell’onorevole Pisanu in Parlamento l’aveva fatto fare lui. Qualcuno mi ha detto che per quel discorso Pisanu aveva preso 800 milioni da Flavio Carboni». Dopo lo scandalo P2 e il crac Ambrosiano, nel gennaio 1983 Pisanu è costretto a dimettersi da sottosegretario.
Ricompare nel 1994: lasciata la Dc, torna in Parlamento con il partito di Berlusconi, ex socio d’affari del suo protetto Carboni. E Berlusconi, nel 2001, pur di dargli una poltrona da ministro, inventa il curioso dicastero dell’Attuazione del programma. Quando poi il suo collega di governo Claudio Scajola è costretto alle dimissioni (dopo aver definito Marco Biagi «un rompicoglioni»), Pisanu prende il suo posto: ministro dell’Interno.
I sardi sanno che Beppe Pisanu (originario di Ittiri, Sassari) è sempre stato molto riconoscente con compaesani, amici e parenti che lo hanno sostenuto nella lunga carriera politica. E che tiene molto alla carriera dei figli. Ne ha tre. Gigi fa l’avvocato ed è consigliere di Forza Italia al Comune di Sassari. Angelo è oggi nella segreteria nazionale di Forza Italia, dopo essere stato candidato nel 2005 in Lazio nello (sfortunato) listino di Francesco Storace. Il terzo figlio, Gianmario, è partner della multinazionale della consulenza Accenture. Beppe Pisanu in persona è stato interrogato, l’ottobre scorso, dalla procura di Cagliari: a proposito di un presunto giro di favori nel corso dell’inchiesta sulla maxi-truffa Ranno-Fideuram per corruzione, peculato, truffa e riciclaggio. Il nome di Pisanu padre, che non risulta indagato, è saltato fuori assieme a quello di Pisanu figlio – Angelo – durante l’interrogatorio a Gabriella Ranno, la promotrice finanziaria accusata numero uno dello scandalo: «Il titolare del dicastero dell’Interno si è interessato perché il piano triennale Fideuram andasse a buon fine», ovvero premendo affinché diversi enti regionali accettassero investimenti a tassi favolosi (fino al 20 per cento del capitale speso), in cambio di «incarichi per il cognato, il fratello e il figlio». Nei dettagli, ha raccontato Ranno, «Angelo Pisanu è stato assunto in Fideuram nel 1998, su mia esplicita richiesta. Il fratello e il cognato del ministro, ho poi saputo, sono entrati nel consiglio d’amministrazione del Cis», il Credito industriale sardo, ora confluito in Banca Intesa.
La spartizione dei pani e dei pesci, a detta di Ranno, sarebbe avvenuta a Roma nell’ottobre 1998, prima a casa Pisanu, in un incontro con i figli Angelo e Gigi, poi, la sera, a una cena nel ristorante Il bolognese: «Eravamo io, Andrea Pirastu, Beppe e Annamaria» (Annamaria è la moglie del ministro, già madrina della promotrice finanziaria; Pirastu è l’ex assessore all’Industria). Il tutto alla vigilia della campagna elettorale regionale del 1999, per il cui foraggiamento, secondo le dichiarazioni dell’accusata, «la banca si è avvalsa di fondi che i promotori hanno raccolto in nero e depositato nella nostra sede svizzera di Lugano, da dove poi rientravano in Italia», sotto forma di tangenti «per finanziare Forza Italia».
(Gianni Barbacetto e Barbara Ciolli)
016 Intervista a Mario Portanova de Il Diario sulle società che gestiranno il voto elettronico alle prossime elezioni 24.03.06

“Quando c’era Silvio - Storia del periodo berlusconiano”
Note di Copyright© Questo articolo, salvo diversa indicazione posta a piè di pagina, è rilasciato sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial License
Web Developer:Dimensione Web




Web Designer:Coop. Edit.Elzevira

L' ICI ficcatela in culo


Oggi sono incazzato e mi stà bene così!
Everything in its right place..
e stò bene così.
Sto iniziando ora a trovare il famoso equilibrio sopra la follia,
voglio solo poter guidare nuovamente l'automobile ed essere libero di andare ad ammazzare la noia in giro per le mie strade, incontro al tramonto o ad un chiaro di luna.

La noia dei "faccia a faccia", frottole che mi scilovano via lungo la spina dorsale, fino al buco del culo, ma che mi lasciano angoscia nel profondo del torace, la stessa angoscia sentita all'uscita del cinema che proiettava Il Caimano.

Se Lo becco da solo lo strangolo con le mie mani. Gli auguro un cancro alle corde vocali o almeno che gli si tappasse la bocca per il resto della sua vita e che la possa riaprire solo per bestemmiare o ruttare, e che il Milan perda la champions league e il prossimo anno retroceda in serie B perchè coinvolta in doping, calcio scommesse o fallimento che sia.
Everything in its right place.

Concludo così? Ma sì, dài, è abbastanza per oggi.

lunedì, aprile 03, 2006

Si ricomincia

Oggi è lunedì e si ricomincia.
il solito lavoro, le solite ore.
ma non ci stancheremo mai?
Io sono già stanco la domenica sera,
solo al pensiero.

Dare il buongiorno è sempre più difficile
quasi la bocca ti si ritorce contro,
ma la devi convincere, fa parte del tuo lavoro..

Oggi è lunedì e conti i giorni fino al venerdì,
sembrano secoli, ma in realtà volano se pensi ai mesi e agli anni che passano;
ma sono sempre così, lì a recriminare, lì a pensare a come sarebbe meglio
e a come staremmo meglio.

E poi arriva Barbanera: "va più la pratica che la grammatica"
e tutto finisce lì.