giovedì, aprile 06, 2006

Se manca l'ICI a Bulagna



di Cristiano Zecchi

I Comuni tremano. La proposta del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, di togliere l’Ici sulla prima casa ha creato il panico nelle amministrazioni locali. Un’imposta, quella dell’Ici, utilizzata dai Comuni per finanziare i servizi sociali, soprattutto quelli legati all’infanzia e agli anziani. Ne parliamo con Paola Bottoni, assessore al bilancio del Comune di Bologna.
Assessore, come vede la proposta di Berlusconi di eliminare l’Ici sulla prima casa?«L’Ici sulla prima casa vale, per il bilancio del Comune di Bologna, 43 milioni di euro. Il punto è che ci si aspettava dal presidente del Consiglio - che avanza unilateralmente la proposta di togliere ai Comuni una così consistente voce nelle entrate - di sapere dove avremmo reperito i finanziamenti che verrebbero a mancare. Così, non la considero una proposta, ma un danno enorme».
Cosa vuol dire in termini di servizi?«Per citare alcuni dati, togliere 43 milioni di euro per il bilancio di Bologna significherebbe eliminare il servizio di scuola materna (17 milioni di euro), le Aldini (19 milioni di euro) e ne rimangono altri da togliere agli asili nido. Insomma, dDovremmo chiudere molti servizi utili alla città».
Da tempo lamentate che il Governo Berlusconi ha impoverito gli enti locali...«Gli ultimi cinque anni sono passati invano per le autonomie locali. Si sarebbe potuto dare corso all’articolo 119 della Costituzione, facendo un passo avanti nel federalismo fiscale».
Ma i soldi che potrebbero sparire abolendo l’Ici sulla prima casa, dove potrebbero venire recuperati?«Si potrebbe dare il via libera alla compartecipazione del gettito Irpef o sull’Iva. Ma fino ad oggi non si è fatto nulla e se la Finanziaria 2006 sta in piedi è perché si è puntato sul sacrificio e la riduzione del bilancio del sistema delle autonomie locali».
Ma sull’Ici l’amministrazione come la pensa?«Se si vuole discutere di modifiche da fare sull’imposta si potrebbe agire su più fronti. Innanzitutto l’aliquota dell’Ici sulla prima casa è uguale per tutti, ma il non allineamento del valore catastale con il valore dell’immobile crea già un’ingiustizia sociale. Poi si potrebbe utilizzare una forma di progressività che tenga conto della capacità di gettito delle famiglie».
Ma non si può eliminare l’Ici?«Si può superare l’Ici, certo, ma bisogna dire con cosa sostituirla. Altrimenti se calano le entrate comunali diminuiscono i servizi al cittadino».
Insomma, quella di Berlusconi è stata una sparata elettorale.«Capisco che il Governo non abbia chiara la correlazione dell’uso dell’Ici per un Comune, o l’abbia sottovalutata. Noi, come governo locale, chiediamo un impegno forte per uno sviluppo del welfare e della coesione sociale. Si tratta di un obiettivo fondamentale per il Paese. Del resto, se vogliamo la ripresa dell’economia e superare la crescita zero dell’Italia, dobbiamo puntare sullo sviluppo delle città. E sviluppo sociale ed economia della città non sono due cose distinte, ma uguali».
L’appello di Romano Prodi all’unità va anche in questa direzione.«Sì. Bisogna che ci sia unità d’intenti. Invece, viene lanciata una proposta, quella di togliere l’Ici, senza capire che così si vanno a colpire le fasce deboli. Dalla visione di governo ci si aspetterebbe ragionevolezza».

Da il DOMANI di Bologna

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